Quando
si parla di tradizioni antiche per descrivere l’arte
della lavorazione del Culatello non si fa a sproposito.
La fama che questo prodotto ha acquisito in tutto il mondo
è relativamente recente, ma la produzione artigianale
e la storia del Culatello hanno avuto inizio molti, moltissimi
anni prima.
Si narra (e mai termine fu più appropriato, trattandosi
di tradizione) che già nel 1332,
al banchetto di nozze di Andrea dei Conti Rossi
e Giovanna dei Conti Sanvitale, si facessero
apprezzare alcuni Culatelli, recati in dono agli sposi;
e che, più avanti, i Pallavicino
avessero offerto omaggi di Culatello a Galeazzo
Maria Sforza, duca di Milano.
Sfortunatamente di questi episodi non si trova testimonianza
attendibile.
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Epur
in gir a gh'è soquant gabiàn,
di pit con l'elmo ch' s'è miss in menta
che s'a ne s'dröva miga l'italian
ad bel, in poesia, a ne s'fa gnenta.
Mo 't sa ch'an s'possa scrivver gnent ad bel
quand at rév l'alma e 'l cor in sta favela
ch 'a sa 'd violétta, ad grana e 'd culatel?
...- Alfredo
Zerbini
("Tutte le poesie" Parma, Luigi Battei, 1982,
p. 74-75).
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La prima citazione esplicita e ufficiale del Culatello risale
infatti al
1735, all’interno di un
documento del Comune di Parma. Le prime citazioni letterarie
risalgono invece all ’800, ad opera, prima, del poeta
dialettale parmigiano
Giuseppe Callegari,
poi dello scultore
Renato Brozzi, che scambiava
opinioni sul Culatello con il famoso poeta
Gabriele
D’annunzio.
Il Culatello affonda le sue radici nella memoria storica della
cultura contadina, che ancora oggi resiste nei casolari della
Bassa, dove la tradizione mantiene viva la qualità
di un cibo inimitabile.
Sicuramente sappiamo che fino ai primi decenni del secolo
scorso solo pochissime famiglie potevano concedersi il sapore
pregiato del culatello, e comunque tale pratica era circoscritta
geograficamente e socialmente. Il gusto del Culatello era
rinomato ed apprezzato solo a livello locale. Un prodotto
così pregiato non alimentava certo grandi commerci.
Il fatto che restasse sconosciuto al grande pubblico garantiva
della tipicità del prodotto allo stesso modo in cui
ne alimentava la leggenda, circondandolo di un po’ di
quella nebbia che non ha mai abbandonato la gente di questi
luoghi e che tanto partecipa alla creazione di un prodotto
unico.